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Suicidio assistito negli istituti per persone bisognose d’assistenza

Da alcuni anni, la questione dell’aiuto al suicidio negli istituti per persone bisognose d’assistenza è di grande attualità. In Svizzera in effetti chiunque esprima il desiderio di porre fine alla propria esistenza con l’accompagnamento di un’organizzazione di aiuto al suicidio e soddisfi le condizioni richieste può farlo a domicilio. Quando una persona vive in un istituto di cura, in linea di principio è quest’ultimo a decidere se consentire o meno il suicidio assistito al proprio interno. Alcuni Cantoni hanno iniziato a legiferare in materia, ma con notevoli differenze. 

Quadro giuridico nazionale, cantonale e comunale

In Svizzera l’aiuto al suicidio non è disciplinato a livello nazionale. In virtù dell’articolo 115 del Codice penale svizzero, il suicidio assistito non è punibile purché non sia dettato da motivi egoistici. Nel 2011 il Consiglio federale ha rinunciato a regolamentare in maniera specifica l’aiuto al suicidio, ritenendo sufficiente la normativa vigente. A titolo di misure complementari, esso sostiene la prevenzione e il rilevamento delle malattie psichiche, la prevenzione dei suicidi nonché la promozione delle cure palliative e il coordinamento delle cure per i pazienti affetti da patologie multiple.

Cure palliative, prevenzione del suicidio e assistenza organizzata al suicidio, Rapporto del Consiglio federale (2011) 

Per quanto concerne l’aiuto al suicidio negli istituti di cura, spetta in linea di principio a questi ultimi decidere se consentire o meno il suicidio assistito al proprio interno. Se autorizzato, il suicidio generalmente è possibile solo a determinate condizioni: la persona deve essere capace di discernimento, il suo desiderio di morire deve perdurare nel tempo e deve soffrire dei sintomi di una malattia e/o di limitazioni funzionali gravi che essa considera insopportabili. Ai diretti interessati vanno inoltre proposte soluzioni alternative, in particolare cure palliative. Infine il personale di cura degli istituti non deve collaborare attivamente al suicidio. 

Esempi cantonali e comunali

Diversi Cantoni e Comuni hanno elaborato regolamentazioni specifiche per chiarire diritti e doveri degli istituti nei confronti degli ospiti che desiderano porre fine alla propria vita all’interno di una struttura di cura. 

Cantone di Basilea Città: Una mozione tesa ad autorizzare il suicidio assistito in tutti gli istituti di cura del Cantone è stata respinta nel 2015.

Informazioni dettagliate(in tedesco)

Canton Berna: Nel 2016 il Consiglio di Stato si è detto contrario a regolamentare il suicidio assistito negli ospedali e nelle strutture socio-sanitarie bernesi. Ogni istituto ha il diritto di accettare o rifiutare la domanda di un paziente o di un ospite. Da un sondaggio a cui hanno risposto 250 strutture socio-sanitarie (su 311) è emerso che 78 istituti consentono il suicidio assistito, di cui 60 a determinate condizioni. 

Informazioni dettagliate(in francese)

Canton Friburgo: La pratica del suicidio assistito negli istituti di cura non è disciplinata da alcuna legge. Sotto l’egida dell’AFIPA (Association fribourgeoise des institutions pour personnes âgées), le strutture socio-sanitarie friburghesi si sono dotate di una carta etica che regolamenta la materia. Ogni istituto è ad ogni modo libero di consentire o meno il suicidio assistito al proprio interno. 

Canton Ginevra: Nel 2018 il Gran Consiglio ginevrino ha adottato una legge ispirata a quella vodese del 2012, che offre la possibilità a ogni ospite di una struttura socio-sanitaria o paziente di istituti ospedalieri privati o pubblici («établissements médicaux privés ou publics», EMPP) di beneficiare di un aiuto al suicidio. Una commissione di sorveglianza appositamente costituita può essere chiamata a pronunciarsi quando vi sono dubbi circa la libertà decisionale o la capacità di discernimento della persona che desidera un’assistenza al suicidio.

Informazioni dettagliate(in francese)

Canton Neuchâtel: Nel 2014 il Gran Consiglio di Neuchâtel ha approvato una modifica di legge che obbliga tutte le strutture socio-sanitarie sovvenzionate dallo Stato a consentire il suicidio assistito al proprio interno. Il Tribunale federale ha respinto il ricorso presentato da una struttura di ispirazione cristiana che si era opposta a tale decisione per motivi religiosi. Il Tribunale federale ha così stabilito che il diritto all’autodeterminazione prevale sui valori religiosi difesi dall’istituto in questione. A tale proposito CURAVIVA Svizzera ha pubblicato una presa di posizione da una prospettiva etica. 

Informazioni dettagliate(in francese)

Città di Lucerna: Nel 2011 il Municipio ha pubblicato un rapporto che disciplina e ammette a certe condizioni il suicidio assistito nelle strutture socio-sanitarie della città di Lucerna. 

Informazioni dettagliate(in tedesco)

Canton San Gallo: In un rapporto del 2013, la Commissione per le questioni legate alla terza età («Fachkommission für Altersfragen») del Canton San Gallo si è espressa contro una regolamentazione generale del suicidio assistito negli istituti di cura. Essa raccomanda però agli istituti di chiarire la loro posizione al riguardo, sia nei confronti degli ospiti e dei loro familiari che dei propri dipendenti.

Canton Ticino: Nel 2016 il Gran Consiglio ticinese ha respinto un’iniziativa parlamentare volta a regolamentare il suicidio assistito negli ospedali e nelle altre strutture sanitarie stazionarie. 

Canton Vallese: Nel 2016 il Parlamento cantonale ha respinto una regolamentazione del suicidio assistito negli istituti di cura.

Canton Vaud: I cittadini vodesi nel 2012 si sono pronunciati a favore dell’inquadramento del suicidio assistito negli ospedali di interesse pubblico e nelle strutture socio-sanitarie («établissements médico-sociaux», EMS). La libertà individuale di porre fine alla propria vita va garantita a certe condizioni.

Informazioni dettagliate(in francese)

Canton Zurigo: Il Parlamento nel 2013 ha respinto un’iniziativa volta a regolamentare il suicidio assistito negli istituti di cura. Questi ultimi sono liberi di decidere se autorizzare o meno il suicidio assistito al proprio interno.

Alcuni dati

Se negli ultimi decenni in Svizzera i casi di suicidio non assistito sono diminuiti, i suicidi assistiti registrano per contro un aumento costante dal 2008. L’Ufficio federale di statistica (UST) nel 2015 ha censito 965 suicidi assistiti (426 uomini e 539 donne) di persone domiciliate in Svizzera, pari a un aumento del 30% rispetto al 2014. Analizzando i dati del 2014, tra le malattie più frequenti dichiarate figurano il cancro (42%), le malattie neurodegenerative (14%), le patologie cardiovascolari (11%) e quelle dell’apparato motorio (10%). L’incidenza della depressione e della demenza senile ammonta rispettivamente al 3% e allo 0,8%.

Ufficio federale di statistica (UST)

Statistica delle cause di morte 2014: Suicidio assistito e suicidio in Svizzera 

Per quanto riguarda i suicidi assistiti negli istituti di cura, l’UST invece non fornisce dati, mentre EXIT pubblica ogni anno un resoconto dettagliato al riguardo, specificando anche dove essi hanno luogo. Nella Svizzera tedesca e in Ticino, su 722 suicidi assistiti nel 2016 con la partecipazione di EXIT, 73 (ossia il 10%) hanno avuto luogo in un istituto di cura. Nella Svizzera francese, su 286 suicidi assistiti 26 si sono svolti in un istituto di cura, 6 in un ospedale e 4 in un foyer.

www.exit.ch/Jahresbericht2016

www.exit-romandie.ch

Presa di posizione di CURAVIVA Svizzera

CURAVIVA Svizzera ha espresso la propria posizione in un documento di riferimento. L’associazione approva la legislazione liberale in materia di assistenza al suicidio in Svizzera, che permette alle persone anziane e affette da disabilità di decidere autonomamente sulla propria vita. Nel contempo CURAVIVA Svizzera tiene a sottolineare che gli istituti devono impegnarsi a prevenire nella misura del possibile il suicidio dei propri ospiti. Gli istituti sono tenuti a garantire una buona qualità di vita ai propri assistiti, a lottare contro la banalizzazione del suicidio di persone anziane e disabili, a offrire cure palliative per allievare i sintomi di malessere e a migliorare il rilevamento e la cura della depressione. 
Se da un lato gli istituti di cura non dovrebbero essere costretti ad autorizzare dei suicidi assistiti al proprio interno, dall’altro se un ospite non dispone di un luogo di vita al di fuori dell’istituto in cui risiede dovrebbe poter compiere il suicidio assistito in questa struttura. Gli istituti che non accettano l’assistenza al suicidio al proprio interno devono comunicarlo chiaramente ai propri ospiti al momento dell’ammissione.

Link

Accademia Svizzera delle Scienze Mediche (ASSM)
Directives médico-éthiques. Attitude face à la fin de vie et à la mort (2018)

Commissione nazionale d’etica in materia di medicina umana (CNE)
Assistenza al suicidio, Parere N° 9/2005

Commissione nazionale d’etica in materia di medicina umana (CNE)
Criteri di diligenza nell’ambito dell’assistenza al suicidio, Parere N° 13/2006

Fédération genevoise des établissements médico-sociaux (Fegems)
Assistance au suicide dans les EMS. Recommandations du Conseil d'éthique de la Fegems (2017)